Rivolta contro l’ambientalismo moderno – Il Dispaccio

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«Se il Verbo è Pensiero all’interno e Parola all’esterno, e se il mondo è effetto della Parola divina proferita all’origine dei tempi, la natura stessa può esser presa come simbolo della realtà soprannaturale» (René Guénon, Simboli della Scienza sacra)
Il 2019 appena conclusosi ha visto salire alla ribalta le istanze dell’ambientalismo terminale, che anche in questa occasione ha svelato la propria natura di sinistra ideologia moderna.
Un mondo normale, che risponde alla Norma, infatti, non ha bisogno dell’ambientalismo: l’uomo della Tradizione riconosce il Cosmo come teofania, una fitta trama di simboli in cui Dio si esprime. Danneggiare l’ambiente, in un mondo normale, dunque, è una bestemmia, senza troppi giri di parole.
Ambientalismo, contraffazione del simbolo Natura
Al contrario, per l’uomo moderno l’ambiente è diventato semplicemente un insieme di fenomeni chimico-fisici, tra l’altro “casuali”, da sfruttare per trarre l’energia necessaria al soddisfacimento dei propri bisogni suini, sempre indotti dall’esterno e mai primari.
Tuttavia, tale ideologia cerca di legittimarsi anche sul piano “spirituale” (d’obbligo le virgolette in quanto di spirituale non ha proprio nulla), storpiando, in salsa new age, le dottrine orientali: molto sinistramente tali parodie vaneggiano una non-meglio individuata “madre terra”, una “madre natura”, contraffazione della polarità femminile dello Spirito (la Prakriti della Tradizione indù). Parodizzando la natura e il suo rapporto con l’uomo, tale “religione ambientalista” fa il gioco della sovversione e non è un caso che in tali ambienti si è giunti anche a sostenere, a esempio, che anche “il Natale fa male all’ambiente” e già si sproloqui di un “Natale sostenibile”.
Inoltre, in questo “incondizionato amore” per la Madre Terra come rinunciare a una sana dieta vegana? Chissenefrega se le produzioni massive di soia (ma non solo) stanno recidendo i polmoni al pianeta, distruggendo interi ecosistemi come l’Amazzonia, per produrre tutta la soia che i vegani chiedono al mercato. Inoltre, per ironia della sorte, chi vende soia vende anche la carne, così come i cereali per nutrire le bestie destinate al macello.
Ma evidentemente, per questi “progressisti green”, sostenere il contadino dell’Amazzonia è fico solamente al momento di comprare le borse di iuta nel negozietto autogestito; gli stessi che hanno tanto a cuore la flora e che non mangerebbero mai un animale, che si eccitano se sulla Luna ci sono mezze tracce di forse-remote pseudo-vite, ma per i quali un embrione nella pancia di una madre non è ancora vita e l’aborto è un diritto.
Tale odio per la vera sacralità della vita è parte integrante di alcune branche dell’ambientalismo, le quali hanno colto l’occasione per riaffermare l’idea malthusiana del controllo delle nascite, quale efficace soluzione alla crisi ambientale.
Non a caso, proprio questo è uno dei terreni d’incontro principali tra l’ambientalismo e il mondo LGBT: gli ambientalisti dicono “meno uomini, meno inquinamento”, mentre gli LGBT con il loro “amore libero” vanno contro la natura, ciò che influisce ovviamente sulle nascite.
San Francesco e Confucio contro gli ambientalisti per business o sentimento
Dunque, come lo sciocco che guarda il dito mentre il saggio indica la luna, per l’uomo moderno la natura è un mero fenomeno, un idolo da difendere per moda, per sentimento o per business. Privandola del suo valore simbolico, l’uomo di oggi nega alla natura la capacità di ‘significare Altro’, chiudendola nel proprio bestiale individualismo.
L’uomo della Tradizione, al contrario, approccia, conosce e rispetta la Natura, nel ricordo dell’Assoluto, di cui la Natura stessa è immagine.
D’altra parte, se l’uomo riuscisse ancora a coglierne i simboli che autenticamente si celano nelle sue trame, ne comprenderebbe l’origine eterna e non-umana e, istantaneamente, metterebbe in discussione il mondo materialista su cui ha costruito una vita vuota ed infelice.
A tal proposito, è utile riprendere l’esempio altissimo di San Francesco d’Assisi. Infatti, il suo Cantico delle Creature, o Cantico di Frate Sole, può essere definito come il manifesto dell’ecologia integrale propria alla Visione tradizionale. San Francesco innalza la propria lode e il proprio ringraziamento a Dio per ogni elemento del Creato, concepito quale Suo dono e immagine. Innanzitutto, «lo frate sole» è immagine di Dio, che «de te, Altissimo, porta significatione».
Il fuoco, l’acqua, la pioggia e il vento sono tutte espressioni di Attributi divini, parti integranti e necessarie alla salute del Cosmo e dell’uomo. La stessa morte fisica diviene oggetto di ringraziamento: «Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare». Essa, infatti, è un passaggio inevitabile, che discerne i destini ultraterreni, sentenziando «guai a quelli che morrano ne le peccata mortali» e ricordando «beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male».
Evidentemente, tali posizioni sono molto lontane dal terreno dell’ottimismo piccolo-borghese e, al contrario, testimoniano come l’uomo della Tradizione debba necessariamente conoscere il mondo e riconoscerne Bellezza la quale, è veramente tale nel momento in cui la natura stessa è trascesa e sublimata, penetrata simbolicamente nel suo significato profondo ed essenziale.
Illuminanti, a tale proposito, sono le parole di Confucio, rivolte al conservatore della biblioteca imperiale del principato di Ceù: “Maestro, se veramente volete il bene dell’impero, incominciate a studiare l’influsso variabile del cielo e della terra, l’illuminazione costante del sole e della luna, l’ordine perfetto delle stelle, la stabilità delle specie animali e vegetali; rendetevi conto che tutto, in natura è consequenzialità e armonia, poiché il Principio tutto penetra con la sua influenza spirituale. Vi invito ad unire voi stesso la vostra influenza a quella del Principio, e così potrete arrivare a qualcosa. Smettetela di voler introdurre a forza le vostre virtù artificiali e contrarie alla natura”.
In altre parole, oltre all’emozione passiva per un’alba nitida, da immortalare nell’irrinunciabile foto, c’è simbolo da cogliere che, ritornando a San Francesco, è plasticamente rappresentata in una perpetua Liturgia cosmica. Il Cantico delle Creature, infatti, è il canto della riconciliazione dell’uomo con Dio e con il Cosmo, è il Canto dell’uomo che si riscopre il luogotenente di Dio nel mondo o, come dice la tradizione Islamica, il suo califfo. Per questo l’uomo in pace con Dio e con la natura è anche in pace con se stesso, perché riscopre la propria centralità e acquisisce, con la piena conformità alla Tradizione, l’equilibrio in ogni cosa.
Ad esempio, il rapporto con le carni del Santo di Assisi può insegnare moltissimo a chi insegue le moderne mode ed ideologie alimentari. Egli, infatti, non consumava molta carne, per evidenti ragioni contemplative, oltre che per l’amore di ogni essere, ma con i suoi confratelli non se ne privava mai in occasione delle Feste. Ciò dà un senso, inoltre, alla morte dell’animale: è necessario essere degni del ‘sacrificio’ di una creatura che ha dato, anche inconsapevolmente, la vita per il nutrimento altrui. È evidente che la Visione tradizionale della vita, dell’uomo e della natura porta fisiologicamente a collocare ogni cosa al suo posto, senza scadere nella tiepida ‘retorica cerchiobottista’.
Odio per il Sacro porta odio per la natura
Dunque, in assenza di una spiritualità vera non ci può essere il rispetto per la natura e, non rispettando la natura, si disprezza il Principio spirituale: questo è il vicolo cieco da cui il capitalismo moderno non potrà mai uscire e per cui il moderno ambientalismo è destinato a fallire.
Evidentemente, la risoluzione del problema sta nel tornare a una dimensione spirituale del rapporto con la natura che, di fatto, è una dimensione più umana (e non umanistica): conscia delle proprie reali necessità, in cui si impari a fare a meno del superfluo, in cui si torni ad apprezzare e a valorizzare il tempo libero e quanto la natura spontaneamente offre, ponendosi fuori, almeno mentalmente, dalle gabbie del turbocapitalismo. Già nel Dispaccio di Novembre 2019 abbiamo ricordato la centralità della limitazione dei propri bisogni, in un percorso di ascesi. D’altronde, nella relazione tra l’uomo e l’ambiente, tali “nature” si riflettono reciprocamente.
Lontani da un approccio materialista e sentimentale nei confronti dell’ambiente, che poi è l’approccio dell’ambientalismo contemporaneo che, ahinoi, sembra fare vittime anche tra chi dovrebbe esserne estraneo (vedasi Papa Bergoglio), per l’uomo della Tradizione il rispetto della natura ha valore nella misura in cui presuppone una visione verticale. Che non ha nulla a che vedere coi “vantaggi economici” (visione utilitaristica) e nemmeno con un’estemporanea “battaglia politica” che sfrutta l’ecologia solo per scopi elettorali.
Prendendo spunto dagli insegnamenti allegorici de “Il signore degli anelli”, oltre all’ecologia ‘semplice’ degli hobbit che rispettano il mondo naturale e i suoi equilibri senza farsi troppe domande, perché sanno che è la loro casa, si affianca la ‘ecologia profonda” di personaggi che rispettano la Natura non in quanto oggetto da preservare per tornaconti personali, ma in quanto soggetto con cui ‘dialogare’. Gli elfi dei boschi, l’enigmatico Tom Bombadil e il mago Radagast sono tutti portatori di questo legame profondo con la terra, i fiumi, gli alberi i quali, a loro volta, si animano e comunicano direttamente come nel caso degli Ent, pastori degli alberi, o come nel caso delle aquile che comunicano e salvano prontamente Gandalf.
Così l’Uno, così la Natura, così l’Uomo
Come vediamo, quindi, per l’uomo della Tradizione la natura conta – eccome se conta… – perché è dono, ossia manifestazione del Principio spirituale e grazia di Dio su questa terra da onorare e rispettare e, perché, dal punto di vista realizzativo, è il simbolo del Trascendente tramite cui l’uomo risveglia in sé il senso del Sacro, è la “firma della Divinità” che, una volta intesa, consente all’uomo di ascendere.
Sappiamo bene che la società capitalistica non cadrà per mano delle nostre piccole e quotidiane attenzioni, ma così, pian piano, la nostra anima ridimensionerà la sua parte piccola e borghese, per tramutarsi e prendere i tratti potenti e luminosi del Sole che tutto illumina e alimenta.
«La scienza, costituendosi nella forma moderna, ha perduto non solo in profondità ma potrebbe dirsi anche in solidità, poiché la riconnessione ai principi la faceva partecipe della immutabilità di questi ultimi, in tutta l’estensione concessa dal suo stesso oggetto; mentre, nel chiudersi esclusivamente nel mondo del mutamento, essa non vi trova più nulla di stabile, nessun punto fermo a cui possa appoggiarsi» (René Guénon, La crisi del mondo moderno).
 Consigli di lettura
Con la scusa del clima. Oltre l’ambientalismo mainstream: per un futuro consapevole, Thomas Pedretti, Ed. Passaggio al bosco
L’uomo, l’ambiente e se stesso, Rutilio Sermonti, Ed. Settimo Sigillo
L’uomo eco(il)logico, Alessandra Colla, Ed. Barbarossa
Uomini e animali. Il posto dell’uomo nella natura, Alain De Benoist, Ed. Diana
La deformazione della Natura, Silvio Waldner, Ed. Ar
Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, Konrad Lorenz, Ed Adelphi
Intervista sull’etologia, Konrad Lorenz, ed Oaks
Natura e destino, Konrad Lorenz, ed Mondadori
La scienza naturale dell’uomo. Il Manoscritto russo, Konrad Lorenz, Ed Mondadori
La nuova Nobiltà di Sangue e Suolo, Walter Darrè, Ed. Ritter