IL SENTIERO DELLA VITA NOBILE | Demoidiozia – 16

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Che cos’è la democrazia?

Un sistema politico, un valore da difendere o forse la più grande invenzione del secolo?

Le origini della democrazia si ritrovano nella ben nota Grecia, quel mondo così pieno di contraddizioni che in sé portava già i germi infetti che si sarebbero sviluppati nella nostra epoca. Atene sperimentò la democrazia, è vero, ma non nel modo in cui la intendiamo noi, era più che altro una forma di partecipazione politica allargata ma che poggiava su una base fondata sulla meritocrazia, su classi di appartenenza; un sistema in cui ognuno, in base alle proprie potenzialità, aveva un peso differente nella gestione della cosa pubblica.

Dobbiamo però notare che nella stessa definizione di democrazia è insita la sua pericolosità. Questa rimanda infatti al popolo in qualità di demos, di massa informe, cosa ben diversa dal laos, il popolo dotato di coscienza.

Per la nostra analisi sarebbe opportuno partire proprio dal concetto di demos.

Il demos è l’idea di una materia da modellare, un’argilla monocolore, sono le masse moderne, gli uomini ridotti ad atomi, a numeri, non ad esseri unici inseriti in un sistema organico, ma a particelle vaganti nello spazio.

 

 

Non a caso il potere viene preso e gestito da chi meglio conosce le masse, le sa sedurre e – nell’epoca del verbalismo, convincere ed esaltare con le parole, facendo cardine su dei vaghi concetti.

Oggi giorno la democrazia è diventata un valore (quanto siamo caduti in basso!); un sistema politico astratto – perché irrealizzabile – e fallimentare – perché basato su concetti totalmente contrari alla natura umana – non può diventare il supremo valore di una società, sostituendo verità e giustizia!

Ma il plagio delle menti, l’influenza continua di ciò che ci circonda ed il bombardamento mediatico sono riusciti, nel giro di qualche decennio, a fare degli uomini, anche di quelli dotati di notevoli capacità, degli zombie telecomandati che si adirano quando qualcuno mette in discussione la democrazia oppure si commuovono – perché si arriva a tanto – quando i giornalisti o i politici di turno pubblicizzano battaglie per portare la democrazia nei paesi africani (credo che un po’ di medicine farebbe loro più comodo). Si additano ormai tutti i mali della società all’assenza di democrazia, ma questo non è vero, non rispetta la realtà, perciò è tutto una grande illusione.

Manca totalmente il collegamento nella coscienza degli uomini tra l’idea che hanno della democrazia e la cupa prospettiva che getta sul mondo.

Prima però di riflettere sui danni della democrazia è bene fare un piccolo passo indietro e ritornare alle origini.

La democrazia moderna nasce da un’idea, una falsa idea, quella dell’eguaglianza. Diciamo falsa idea non per propagandismo politico e neanche per presa posizione, ma per un’evidenza e cioè che non possono esistere due esseri uguali, nel momento in cui lo fossero sarebbero la stessa cosa, perciò ragionando per assurdo gli uomini dovrebbero essere un unico cuore pulsante?

 

Pensate allora che qualcuno vi dica di essere un pedofilo, un assassino, un necrofilo… vi sta bene? Non credo si possa trovare una persona che accetti senza protestare queste offese, eppure è il principio su cui si basa la democrazia.

Le correnti più moderate affermano, però, che con eguaglianza si vuole semplicemente indicare il principio che tutti gli uomini devono avere gli stessi diritti. Si? Allora cominciamo con il dire che nessun diritto ha un’origine naturale, i diritti si conquistano e si devono meritare. Chi vuole mangiare deve lavorare e chi vuole lavorare deve essere in grado di farlo, indi per cui il lavoro ed il cibo sono diritti da ottenere.

Accanto al falso mito dell’eguaglianza troviamo il diritto di voto per tutti, il famoso suffragio universale che rientra tra quei diritti definiti inalienabili dal moderno sistema; ma questo è scorretto. Perché il voto di un buon cittadino deve valere quanto quello di un disonesto, di un uomo che non lavora, di una persona malvagia? affermare che tutti gli uomini hanno il diritto di votare significa paragonare il cittadino onesto a quello disonesto, il padre di famiglia al pervertito che vaga nei campi rom in cerca di fanciulli da affittare ad ore… quale essere umano non si sentirebbe offeso se tacciato di tali ingiurie? eppure nessuno si lamenta contro il vero responsabile: la democrazia.

Potremmo continuare fino all’infinito con esempi del genere.

Non ci vuole un grande quoziente intellettivo per capire che il risultato di tale operazione è lo schiacciamento verso il basso dei migliori, di coloro che sono al di sopra della norma e che invece di gestire le sorti della comunità sono umiliati da quattro, o meglio un centinaio, di maialini dalla fattoria degli animali di Montecitorio. In realtà, come afferma Massimo Fini, la democrazia non è altro che un sistema di minoranze organizzate che prevalgono sulla maggioranza dei cittadini singolarmente presi, soffocandoli, limitandone gravemente la libertà e tenendoli in una condizione di minorità.1

L’uomo comune, però, sapientemente imbevuto di qualunquismo, obietta spesso a tali affermazioni: non c’è alternativa, come si fa a selezionare chi deve votare e chi no, come decidere chi deve guidare lo Stato?

Per rispondere a tale obiezione ci serviremo della Storia.

La storia è piena di esempi positivi, di modelli che per diversi secoli hanno funzionato e bene.

Il medioevo è un grande esempio di armonia sociale, checché ne dicano progressisti e liberali. Le caste selezionavano gli uomini adatti ad occuparsi di certi compiti piuttosto che di altri. Si obietterà sull’ingiustizia di tale sistema chiuso; ma chi ha mai detto che era chiuso, certamente uno schiavo abile nel combattere non veniva lasciato al suo posto ma utilizzato al meglio; oltre a ciò si tenga conto che il nostro mondo è malato di riduttismo, riduce i secoli a schemi ristretti e la storia ad un rapporto dialettico, in realtà vi era un margine di scelta molto ampio ed i raggruppamenti servivano come strumenti per meglio consentire ed agevolare lo sviluppo integrale degli esseri umani.

Malgrado ciò ancora c’è chi grida all’ingiustizia, ma ponendosi su un tale piano – prettamente moralistico – verrebbe da domandare a queste persone se è giusto che un uomo incapace di fare il medico lo faccia solo perché gli piace, o che un laureato entri nella scuola a insegnare a vivere a dei ragazzi solo perché non trova altro da fare, o è giusto che inetti e pregiudicati governino gli stati ed i potenti siano tali in virtù del denaro che possiedono?

Non è questa ingiustizia forse? A paragone non vedo che male c’è in un fabbro educato sin da piccolo in prospettiva di questo compito. Per quanto riguarda i servi poi non c’è da scandalizzarsi perché da sempre ci sono stati degli uomini capaci, meglio di altri, di fare certi lavori o se incapaci posti nelle condizioni di essere comunque utili alla comunità; ci meravigliamo del fatto che tali obiezioni vengano poste, visto che il mondo non ha mai conosciuto tanti schiavi quanto ne conta oggi nelle democrazie occidentali.

Il problema della libertà sarà brevemente analizzato più avanti ma francamente vorremmo chiedere a chi muove tali critiche se considerano libero un uomo che dopo una giornata di fatica torna a casa e non ha la forza neanche per fare all’amore con la propria donna? Noi crediamo, al contrario, che uno stalliere, ad esempio, che sapeva di aver contribuito, con il proprio lavoro, ad una grande impresa militare si considerasse un re nella propria coscienza.

La verità è che siamo nell’epoca in cui ogni uomo è convinto di poter fare più o meno tutto ciò che vuole, è la totale assenza di umiltà che porta a credere nell’eguaglianza. Questa assenza di umiltà, che nel singolo si manifesta con l’invidia verso il proprio simile, si estende alla comunità attraverso la democratica persecuzione dei cittadini dissidenti.

Il sistema ci aggredisce in ogni ambito, prendiamo l’istruzione ad esempio. Quanta arroganza c’è nel ritenere che tutti gli uomini debbano avere la stessa istruzione di base; come non si fa a capire che i metodi di insegnamento non possono essere gli stessi per tutti; così facendo si intorpidiscono le acque, si disperdono le capacità.

Razionalmente parlando la democrazia è davvero un’assurdità, un’oscena ed insostenibile illusione di cui gli abili burattinai – che la propinano all’umanità, sono consapevoli.

Ma vista l’assurdità di questo sistema come mai si insinua nelle menti umane, anche più capaci?

La risposta è da ricercare, come ha individuato il Guenon,2 nell’abilità di alcuni gruppi di giocare le masse, di saper agire sull’emotività degli individui facendogli perdere il senno della ragione.

Le masse sono inebriate da alcune parole come eguaglianza e democrazia pur ignorandone l’essenza… in un mondo in cui il numero delle persone che si definiscono atee aumenta vertiginosamente si sente parlare di uomini che darebbero la vita per la democrazia, ciò è assurdo! un uomo che rinnega Dio ma che si sacrificherebbe per uno stato che schiaccia ed umilia gli esseri è sintomo di lobotomizzazione.

La democrazia manifesta, quindi, la sua totale astrattezza e falsità anche nei propri cavalli di battaglia. Due parole in proposito vanno spese intorno al mito della sovranità popolare.

La domanda sorge davvero spontanea, ma come si fa ad essere, allo sesso tempo, sovrano e governato?

Come ci ricorda Guenon in tale asserzione si contraddice in pieno il principio di causa ed effetto di Aristotele secondo cui un soggetto non può essere causa ed effetto di sé stesso.

Un altro importante aspetto di questa grande illusione è il legame con la libertà.

Oggi si danno definizioni stravaganti della libertà, per i più estremi è fare tutto ciò che si vuole, per i moderati però la libertà del singolo finisce dove inizia quella di un altro.

Mai visto tanto spreco di parole per definire un concetto molto chiaro nella mente dei nostri antenati, la libertà è esserlo da sé stessi; perciò abbiamo tutto il diritto di affermare che la democrazia è un sistema che si fonda sulla schiavitù.

Paradossalmente ad un’acquisizione sempre maggiore di libertà esteriori corrisponde una profonda schiavitù interiore. Il sistema ha abilmente creato una schiera di sudditi, di tossici di droghe, medicine, cibi delicati, televisione, internet, rumore. La maggior parte degli uomini occidentali non conosce cosa voglia dire la parola silenzio; il buio e la solitudine fanno paura perché non si può scappare, perché lì si è costretti a pensare, mentre nella cara democrazia non c’è bisogno di farlo, perché ci sono gli esperti a confezionare e smerciare i pacchetti di pensiero.

I paradossi però non terminano qui… nella democrazia si è convinti che ognuno abbia il diritto di parlare, di esprimersi, di manifestare… ma questo non è vero perché la democrazia mostra intolleranza verso chi le rema contro o verso chi semplicemente pone nella sua vita dei valori più alti.

Con il pretesto del rispetto si pone tutto sullo stesso livello, l’ateismo alla pari del satanismo e della religione, si dice che bisogna confrontarsi ed arricchirsi a vicenda, dopo tutto viviamo in un villaggio globale… ma il villaggio cui si allude è solo un desolato paesaggio sterile in cui, ormai, a scambiare opinioni si rischia solo di ricevere merda.

C’è un autore contemporaneo che parafrasando la Repubblica di Platone ha definito la democrazia un modo per metterlo nel culo alla gente col suo consenso3; è una sintesi un po’ gretta forse ma efficace a dare un’idea di ciò che il mondo sta vivendo …


1 Massimo Fini, “Sudditi, Manifesto contro la democrazia” edizioni Marsiglio

2 Rene Guenon, “Crisi del mondo moderno”, edizioni Mediterranee

3 Massimo Fini, “Sudditi, Manifesto contro la democrazia” edizioni Marsiglio