Comunità Militante FUROR | Fedro, il passato che diviene presente

312

(a cura della Comunità Militante FUROR)

Attraverso la poesia l’uomo è riuscito a segnare la traccia del proprio passaggio sulla Terra. Virgilio è un esempio lampante, così come lo è il grandioso Dante. Oggi però non vogliamo parlare di colossi della classicità, bensì di un semplice e quasi sconosciuto scrittore che si è tuttavia fatto valere attraverso la scrittura di “fabulae”: stiamo parlando di Fedro.
Bisogna innanzitutto evidenziare il fatto che la fabula nasce in Grecia per mezzo dell’antico Esopo. Fedro riprende semplicemente il suo genere, sviluppandone la forma per mezzo del “labor limae” (rifinitura stilistica). Fedro ha regalato ai lettori molti gioielli letterari (93 favole vere e proprie, più i vari prologhi ed epiloghi), alcuni dei quali mettono in evidenza le caratteristiche più comuni degli esseri umani (specialmente quelle negative).
L’uomo è sempre stato lo stesso, sin dall’antichità, e anzi si è addirittura lanciato verso una tempesta di degradazione che col tempo lo ha fatto diventare ciò che è oggi: un animale fatto di sol istinto e raziocinio, individualismo ed egoismo, materialismo e consumismo, “una specie di cinghiale laureato in matematica pura” (Faber).
Fedro mette in evidenza le contraddizioni dell’uomo, utilizzando per le sue fabulae, come personaggi, degli animali che incarnano tali difetti. Vogliamo mostrare una fabula di Fedro, intitolata “Rane temono combattimenti tra tori”:
Soffrono i poveri quando i potenti si scontrano. Una rana, mentre assisteva dalla palude alla lotta dei tori, esclamò: «Quale male incombe su di noi!». Interrogata da un’altra sul perché affermasse ciò, visto che quelli si affrontavano per il potere sul gregge e, per di più, vivevano lontano da loro, disse: «Sia pure la loro dimora separata, e disuguale la loro razza, ma colui che fuggirà, estromesso dal regno del bosco, verrà nei nascondigli segreti della palude e, una volta calpestate, ci schiaccerà con le sue pesanti zampe. Così la loro rabbia avrà ripercussioni sulle nostre teste».
Come si può facilmente intuire, poiché il linguaggio è molto semplice ma estremamente elegante, Fedro mette in evidenza che sono sempre i deboli a pagare quando i potenti si scontrano. È un po’ la filosofia reale del mondo moderno, mondo in cui i poteri forti si scontrano ed il conflitto genera lo schiacciamento delle masse. Anche quando la rana (animale debole – povero) vive tranquillamente nel suo stagno, il toro (animale forte – potere forte), combattendo con un suo simile, la schiaccia.
Fedro ha sempre considerato nelle sue opere quello che gli studiosi chiamano “darwinismo sociale”, il quale crede in un mondo in cui i deboli sono destinati a soccombere in quanto tali e non possono fare altrimenti, se non utilizzando l’astuzia (ma non sempre ne sono dotati). Colpisce tanto questo autore latino poiché parla di una realtà sì antica, ma che ancora oggi noi viviamo ed in maniera ancora più accentuata.
Il nostro scopo non è quello di criticare tutto ciò che ci circonda, bensì quello di mettere in luce i disvalori del mondo sovversivo e dello stato cleptomane, esattamente come faceva Fedro durante il suo operato letterario. L’uomo non impara mai dagli errori del passato e le fabulae ne sono una dimostrazione chiara. Tuttavia, nulla è perduto…
Il nostro dovere deve essere quello di ricreare un legame con la Sfera Sacra al fine di eliminare le negatività distruttive di questo povero mondo che sempre più sta andando verso la miseria. Diveniamo padroni del nostro corpo e delle nostre volontà, conquistiamo noi stessi facendo violenza contro le nostre mediocrità prima che sulle “rane”.
Diveniamo Nuovi, ora e per sempre.