

Al contrario, per l’uomo moderno l’ambiente è diventato semplicemente un insieme di fenomeni chimico-fisici, tra l’altro “casuali”, da sfruttare per trarre l’energia necessaria al soddisfacimento dei propri bisogni suini, sempre indotti dall’esterno e mai primari.
gli stessi che hanno tanto a cuore la flora e che non mangerebbero mai un animale, che si eccitano se sulla Luna ci sono mezze tracce di forse-remote pseudo-vite, ma per i quali un embrione nella pancia di una madre non è ancora vita e l’aborto è un diritto.
Dunque, come lo sciocco che guarda il dito mentre il saggio indica la luna, per l’uomo moderno la natura è un mero fenomeno, un idolo da difendere per moda, per sentimento o per business. Privandola del suo valore simbolico, l’uomo di oggi nega alla natura la capacità di ‘significare Altro’, chiudendola nel proprio bestiale individualismo.
Illuminanti, a tale proposito, sono le parole di Confucio, rivolte al conservatore della biblioteca imperiale del principato di Ceù: “Maestro, se veramente volete il bene dell’impero, incominciate a studiare l’influsso variabile del cielo e della terra, l’illuminazione costante del sole e della luna, l’ordine perfetto delle stelle, la stabilità delle specie animali e vegetali; rendetevi conto che tutto, in natura è consequenzialità e armonia, poiché il Principio tutto penetra con la sua influenza spirituale. Vi invito ad unire voi stesso la vostra influenza a quella del Principio, e così potrete arrivare a qualcosa. Smettetela di voler introdurre a forza le vostre virtù artificiali e contrarie alla natura”.
Evidentemente, la risoluzione del problema sta nel tornare a una dimensione spirituale del rapporto con la natura che, di fatto, è una dimensione più umana (e non umanistica): conscia delle proprie reali necessità, in cui si impari a fare a meno del superfluo, in cui si torni ad apprezzare e a valorizzare il tempo libero e quanto la natura spontaneamente offre, ponendosi fuori, almeno mentalmente, dalle gabbie del turbocapitalismo. Già nel Dispaccio di Novembre 2019 abbiamo ricordato la centralità della limitazione dei propri bisogni, in un percorso di ascesi. D’altronde, nella relazione tra l’uomo e l’ambiente, tali “nature” si riflettono reciprocamente.
Prendendo spunto dagli insegnamenti allegorici de “Il signore degli anelli”, oltre all’ecologia ‘semplice’ degli hobbit che rispettano il mondo naturale e i suoi equilibri senza farsi troppe domande, perché sanno che è la loro casa, si affianca la ‘ecologia profonda” di personaggi che rispettano la Natura non in quanto oggetto da preservare per tornaconti personali, ma in quanto soggetto con cui ‘dialogare’. Gli elfi dei boschi, l’enigmatico Tom Bombadil e il mago Radagast sono tutti portatori di questo legame profondo con la terra, i fiumi, gli alberi i quali, a loro volta, si animano e comunicano direttamente come nel caso degli Ent, pastori degli alberi, o come nel caso delle aquile che comunicano e salvano prontamente Gandalf.
Come vediamo, quindi, per l’uomo della Tradizione la natura conta – eccome se conta… – perché è dono, ossia manifestazione del Principio spirituale e grazia di Dio su questa terra da onorare e rispettare e, perché, dal punto di vista realizzativo, è il simbolo del Trascendente tramite cui l’uomo risveglia in sé il senso del Sacro, è la “firma della Divinità” che, una volta intesa, consente all’uomo di ascendere.