Quella teoria secondo cui l’uomo e la scimmia discenderebbero, per macro-evoluzioni date da adattamento, da un animalesco antenato comune che a sua volta, in principio, discenderebbe da strutture microbiche, la cui “vita” sarebbe frutto di reazioni bio-chimiche meramente casuali.
Prima fra tutte l’ateismo, perché l’evoluzionismo è stato sempre utilizzato per dimostrare che l’uomo è una creatura del caso e che nei meccanismi chimici e biologici che lo avrebbero determinato, non c’è spazio per Dio (che, in ogni caso e a scanso di equivoci, non avrebbe creato l’uomo “a propria immagine”).
Il liberismo, perché tutti nascono uguali, ma vale la legge del più forte (la c.d. “selezione naturale”) che, priva di ogni riferimento superiore, autoregola i rapporti e la ‘concorrenza’. Tra l’altro, proprio con il dominio del più forte e la ‘selezione naturale’, il darwinismo ha legittimato il violento colonialismo britannico.
Ma non è questa una manifestazione di egocentrica e infantile impotenza?
Eppure, tale approccio “scientista” della scienza è evidentemente contraddittorio: come può lo studio dei fenomeni (ambito in cui opera la scienza) negare la conoscenza delle cause (ambito della spiritualità)? In poche parole: anche se credi di dominare le leggi della manifestazione, ti sei mai chiesto da dove origina la manifestazione? Quale Principio l’ha determinata?
Il militante della Tradizione considera le scoperte e le teorie scientifiche sempre alla luce dei Princìpi, nella concretezza del quotidiano. Andiamo per ordine.
Ebbene, l’uomo ingranaggio razionalista e scientista, tutto studio-lavoro-produzione-consumo, la scimmia comparsa ed evoluta ‘per caso’ perché gliel’ha detto ‘La Scienza’, oggi, fregato dalla paura di morire, ha rinunciato al sole, alla vita, all’aria aperta, a guardare negli occhi amici e nemici. Quanto meno, ingabbiata nel suo smart-working, con Glovo non morirà mai di fame e con Tinder nemmeno di solitudine, si addormenterà ogni giorno con una serie Netflix, per svegliarsi l’indomani e ricominciare a girare.
D’altronde, se ‘essere ingranaggio’ significa vivere di automatismi ed essere intercambiabili, solo nella Comunità militante, coltivando uno stile di vita tradizionale, alla luce del Metodo di Formazione, l’uomo può abbandonare la propria condizione di ingranaggio, combattendo i propri vizi e riscoprendo le proprie virtù, in forza delle quali collocarsi gerarchicamente e contribuire al rivoluzionario progetto di restaurazione tradizionale.